PADIGLIONE REGIONALE PIEMONTE
Lo stato dell'arte nel 150° dell'Unità d'Italia


Una grande clessidra in perspex sorregge un cannocchiale con il quale il visitatore può osservare in modo attento e preciso la complessità del Cavallo di Troia, anch'esso realizzato in perspex: l' insieme creato dai tre elementi articola lo spazio creando uno speciale rapporto con il visitatore, invitandolo ad accostare l'occhio al cannocchiale: non basta infatti uno sguardo veloce per gustare l'operato dell' artista, è necessario soffermarsi, “prendere tempo” e “leggere” l'opera con tutta calma. Solo così sarà possibile scoprire che l'intera sagoma è ricoperta di caratteri alfabetici colorati che imitano la cromia del legno, la materia vibrante con cui il cavallo venne costruito, e che tentano, provocatoriamente, con le loro sfumature, di ingannare l'occhio del osservatore distratto o frettoloso. Osservando l'opera attraverso il cannocchiale appaiono poi ben chiari gli splendidi versi dell'Iliade, il mito di Achille e la guerra tra Greci e Troiani, serigrafati attraverso il “font-Fallini” e sapientemente suddivisi con calcoli precisi sulla superficie del cavallo e della base. Mentre leggiamo la memoria ci riporta lontano nel tempo, ai ricordi delle aule scolastiche, all'inganno del cavallo di Troia, alla cultura classica. Trasportati dal ricordo ci accorgiamo, forse, anche dell'inganno giocatoci dalla memoria stessa e dall'artista: non nell'Iliade sono narrate le vicende legate al cavallo bensì nell'Odissea e nell'Eneide. L'inganno quindi continua a ripetersi nel tempo, inesorabile così come continua a ripetersi su un piccolo schermo, collocato nella pancia del cavallo, un breve video in loop tratto dal film di Robert Wise, Elena di Troia (1955) che ripropone la scena dei soldati greci che a notte fonda fuoriescono dal ventre ligneo del cavallo per sferrare l'attacco agli ignari Troiani. La pellicola di Robert Wise è per Fallini elemento catalizzatore in grado di riportare al tempo presente un mondo privato di ricordi legati alla sua giovinezza e ad una dimensione intima e domestica. L'opera assume così una doppia valenza, collettiva ed individuale, richiamando dal passato una dimensione condivisa e delle sensazioni assolutamente personali. L'opera non si riduce quindi a mera copia del poema omerico ma si presenta come vera e propria traduzione in immagine del testo. Il poema infatti non risulta immediatamente leggibile e l'osservatore può cogliere l'essenza dell'opera attraverso la forma del cavallo e attraverso le sequenze che scorrono nel piccolo schermo. Una traduzione però in parte ingannevole, come abbiamo visto, a cui l'artista pone rimedio attraverso il cannocchiale, montato sulla clessidra, che permette una fruizione completa, seppur frammentata dell'opera: una visione possibile solo a distanza e nel tempo lungo della lettura.


 di Giorgia Barzetti

[da: www.flatusvocis.eu]

 

Cavallo di Troia - Mario Fallini